Lamborghini davanti a tutti. Ma al Nürburgring non basta essere i più veloci
Ci sono piste dove la pole position è un vantaggio.
E poi c’è il Nürburgring Nordschleife, dove partire davanti significa soprattutto esporsi per primi all’imprevedibile.
Ventiquattro ore nel cuore dell’Inferno Verde non si vincono con un singolo giro, eppure il messaggio lanciato da Lamborghini in qualifica è stato impossibile da ignorare: le Huracán GT3 EVO2 hanno preso il controllo del venerdì più importante dell’anno, firmando una prima fila tutta di Sant’Agata Bolognese.
A mettere la firma definitiva sulla pole è stato Luca Engstler, autore di un giro chirurgico in 8:11.123 con la Lamborghini #84 del Red Bull Team ABT condivisa con Bortolotti e Niederhauser. Un tempo costruito nel momento in cui la pista chiedeva coraggio assoluto, precisione millimetrica e sangue freddo nei tratti più veloci del Nordschleife.
Dietro di lui, staccato di appena 345 millesimi, Mapelli con la Huracán gemella #130. Per lunghi minuti era sembrato proprio lui l’uomo destinato alla pole, grazie a un primo tentativo devastante che aveva dato la sensazione di una Lamborghini semplicemente irraggiungibile sul giro secco.
Alla fine, però, è stato Engstler a prendersi la scena. E non è un dettaglio.
La Top 10
| Posizione | # | Pilota | Marchio | Tempo |
| 1 | 84 | Engstler | Lamborghini | 8:11.123 |
| 2 | 130 | Mapelli | Lamborghini | 8:11.468 |
| 3 | 16 | Haase | Audi | 8:11.984 |
| 4 | 3 | Juncadella | Mercedes-AMG | 8:12.005 |
| 5 | 45 | Neubauer | Ferrari | 8:12.221 |
| 6 | 7 | Paul | Lamborghini | 8:12.256 |
| 7 | 64 | Stippler | Ford | 8:13.676 |
| 8 | 911 | Preining | Porsche | 8:13.939 |
| 9 | 1 | Marciello | BMW | 8:14.256 |
| 10 | 47 | Pittard | Mercedes-AMG | 8:14.627 |
Il Nürburgring incorona una Lamborghini sempre più matura
Negli ultimi anni Lamborghini ha costruito la propria crescita lontano dai riflettori, ma con una continuità tecnica che ora sta iniziando a produrre risultati pesanti.
La doppietta in qualifica racconta proprio questo. Ha dimostrato la capacità di interpretare una pista che cambia ad ogni settore, ad ogni curva, quasi ad ogni minuto.
E il dato più interessante è forse un altro: Lamborghini è riuscita a piazzare tre vetture nelle prime sei posizioni, segnale di un equilibrio generale che potrebbe pesare enormemente durante la notte.
Infatti al Ring non basta avere una macchina rapida. Serve una macchina prevedibile quando arrivano traffico, nebbia, temperatura variabile e doppiaggi continui.
Verstappen Racing parte subito forte
Ma la storia più osservata del weekend non è soltanto quella della pole.
Tutti gli occhi erano inevitabilmente puntati sul debutto di Max Verstappen nella 24 Ore del Nürburgring, e il primo esame è stato superato con sorprendente solidità.
La Mercedes-AMG GT3 #3 del progetto Verstappen.com Racing scatterà dalla seconda fila grazie al giro di Daniel Juncadella, quarto per appena 21 millesimi dietro l’Audi di Christopher Haase.
Una differenza quasi invisibile su oltre otto minuti di giro.
Ed è proprio questo il dettaglio che racconta quanto sia già competitiva la struttura legata a Verstappen: nessuna ricerca del titolo mediatico, ma un progetto immediatamente concreto.
Con piloti del calibro di Jules Gounon e Lucas Auer accanto all’olandese, la sensazione è che Verstappen abbia scelto di affrontare il Nürburgring nel modo più serio possibile, circondandosi di specialisti assoluti dell’endurance GT.
E in una gara come questa, spesso conta più questo della velocità pura.
L’Audi che continua a resistere
Se Lamborghini rappresenta il presente, l’Audi R8 GT3 è ormai qualcosa di diverso: una leggenda che continua a sopravvivere anche senza un reale supporto ufficiale.
Il terzo posto di Chris Haase con la #16 Scherer Sport PHX ha quasi il sapore della resistenza romantica. Da anni Audi non sviluppa più concretamente il progetto GT3, eppure la R8 continua a presentarsi nelle gare più dure del mondo con una competitività impressionante.
Al Nürburgring, forse più che altrove, esperienza e conoscenza della pista possono ancora compensare parte del gap tecnologico.
E nessuno conosce questa corsa meglio di Scherer Sport PHX.
BMW e Aston Martin chiamate alla rimonta
Molto più opaca, invece, la sessione di BMW ROWE.
La squadra vincitrice dell’edizione 2025 non è mai sembrata realmente in grado di attaccare le prime posizioni. Raffaele Marciello ha chiuso soltanto nono, pagando oltre tre secondi dalla pole in un distacco enorme per una qualifica così corta e intensa.
Anche Aston Martin esce ridimensionata dal venerdì del Ring.
La Vantage GT3 di Walkenhorst, affidata nel giro decisivo a Nicki Thiim, non è andata oltre l’undicesima posizione, lontana dai riferimenti mostrati dalle Lamborghini e da Mercedes.
Ma sarebbe un errore considerarle già fuori dai giochi.
La 24 Ore del Nürburgring è probabilmente la gara meno lineare del motorsport moderno: safety car, Full Course Yellow, meteo imprevedibile e incidenti possono ribaltare completamente la corsa in pochi minuti.
E soprattutto c’è ancora il grande fattore invisibile del weekend: il Balance of Performance.
Il BoP può ancora cambiare tutto
L’aspetto più delicato arriva proprio ora.
Il regolamento consente infatti agli organizzatori di intervenire sul Balance of Performance anche dopo le qualifiche, modificando peso, potenza o parametri tecnici delle vetture in vista della gara.
Tradotto: la superiorità Lamborghini mostrata sul giro secco potrebbe avere conseguenze dirette prima ancora dell’inizio della corsa.
Per questo motivo il risultato del venerdì va letto con attenzione: partire davanti conta, ma non garantisce nulla. Anzi, storicamente al Nürburgring la pole è quasi più una statistica che una garanzia.
L’ultima vettura capace di trasformare la pole in vittoria risale addirittura al 2008, quando la Porsche Manthey di Bernhard, Lieb, Dumas e Tiemann riuscì nell’impresa.
Da allora, il Ring ha insegnato una regola brutale: chi domina il venerdì raramente controlla anche la domenica.
Ed è forse proprio questo il motivo per cui questa gara continua a essere unica.
