Certe polemiche in Formula 1 non iniziano in pista.
Nascono nei briefing tecnici, e soprattutto nella paura di aver sottovalutato il lavoro degli altri.
E secondo Frederic Vasseur, è esattamente ciò che è successo alla Ferrari.
Alla vigilia del weekend di Montreal, il team principal del Cavallino è tornato su una delle questioni più controverse di questo inizio di era tecnica: la modifica delle procedure di partenza introdotta dopo le proteste di diversi team nei confronti del comportamento della nuova Power Unit Ferrari.
Una vicenda che, letta superficialmente, potrebbe sembrare un semplice dibattito regolamentare.
In realtà racconta molto di più: racconta quanto, nella Formula 1 moderna, politica e tecnica continuino a viaggiare sullo stesso binario.
La scelta Ferrari: sacrificare potenza per vincere allo start
Con l’eliminazione dell’MGU-H nel nuovo regolamento motori, tutti i costruttori hanno dovuto affrontare lo stesso problema: mantenere il turbo pronto ai bassi regimi senza il supporto elettrico che in passato eliminava quasi completamente il turbo lag.
Ferrari ha scelto una strada diversa.
A Maranello gli ingegneri hanno optato per turbine di dimensioni più contenute, sacrificando parte della potenza massima per ottenere una risposta molto più rapida in accelerazione. Una filosofia precisa, quasi opposta rispetto a quella seguita da altri costruttori come Mercedes.
Il risultato? Partenze estremamente efficaci.
Già nei test prestagionali la SF-26 aveva mostrato uno spunto impressionante nei primi metri, soprattutto nelle simulazioni da fermo. Una caratteristica che avrebbe potuto trasformarsi in un’arma pesantissima in gara, specialmente in una Formula 1 dove superare resta sempre complicato.
Ma proprio lì è iniziata la tempesta.
Le proteste degli avversari e l’intervento FIA
Secondo quanto emerso nelle ultime settimane, diversi team avrebbero espresso forti preoccupazioni alla FIA sostenendo che le differenze di comportamento tra le varie Power Unit potessero creare situazioni pericolose nelle partenze.
Da quel momento, la Federazione ha modificato e prolungato la procedura di start già dalla prima gara stagionale, riducendo di fatto l’impatto del vantaggio Ferrari.
Ed è qui che Vasseur ha deciso di alzare il tono.
Il manager francese, parlando a The Race, ha lasciato intendere che dietro la questione sicurezza si nascondesse soprattutto una battaglia politica:
“Dal punto di vista politico è stata una mossa ben giocata, ma non molto corretta”.
Parole che pesano.
Perché Ferrari sostiene di non aver sfruttato zone grigie del regolamento, ma semplicemente di aver interpretato meglio degli altri un problema tecnico previsto da mesi.
Ed è proprio questo il punto centrale della vicenda.
La vera accusa: chi ha sbagliato progettazione?
Nel paddock molti hanno letto la posizione della Ferrari come una lamentela tardiva.
Ma la realtà è più complessa.
Vasseur, infatti, non contesta tanto la legittimità dell’intervento FIA quanto il principio che lo ha generato. Secondo il francese, il regolamento era chiaro e i team avrebbero dovuto adattare le proprie vetture di conseguenza.
Un concetto che, ironicamente, la stessa FIA aveva inizialmente ribadito a Maranello.
Poi però qualcosa è cambiato.
Le pressioni politiche della griglia hanno ribaltato il tavolo e Ferrari si è ritrovata penalizzata proprio per aver interpretato il regolamento in maniera più efficace. Una situazione che ricorda molte vecchie guerre tecniche della Formula 1: dal doppio diffusore Brawn GP alle sospensioni FRIC, fino alle infinite battaglie sulle ali flessibili.
Quando qualcuno trova un vantaggio reale, raramente gli avversari restano a guardare.
Russell, le accuse e la tensione nel paddock
In quel clima si inseriscono anche le dichiarazioni di George Russell, che aveva definito Ferrari “egoista” per la sua opposizione alla modifica delle procedure di partenza.
Un’accusa forte, ma che a Maranello non è mai stata digerita.
Perché dal punto di vista Ferrari il tema non riguardava sicurezza o spirito sportivo: riguardava una scelta progettuale studiata mesi prima, costata compromessi pesanti sul fronte della potenza pura.
Ed è qui che emerge il paradosso della SF-26.
La Power Unit italiana, infatti, continua a pagare qualcosa in termini di cavalli rispetto a Mercedes. Ma quel deficit era stato in parte compensato proprio dalla reattività nelle partenze e nelle fasi di trazione.
Togliendo quel vantaggio, Ferrari si è ritrovata con i compromessi senza il beneficio.
Montreal, il banco di prova della verità
Ora però la politica lascia spazio alla pista.
Il GP del Canada arriva in un momento delicatissimo per la stagione Ferrari. A Miami il grande pacchetto di aggiornamenti introdotto sulla SF-26 non ha dato risposte definitive: la monoposto ha mostrato potenziale, ma anche enormi difficoltà nel mettere insieme il weekend perfetto.
Montreal sarà quindi molto più di una semplice gara.
Il tracciato intitolato a Gilles Villeneuve è una pista stop-and-go brutale per freni, trazione e motore. Esattamente il tipo di circuito che può esaltare — oppure smascherare — le qualità reali della Ferrari 2026.
Vasseur lo sa bene e infatti evita qualsiasi proclama.
Il team principal francese ha preferito concentrarsi sulle difficoltà del weekend: basse temperature, format Sprint e una sola sessione di prove libere. Un mix che rischia di rendere ancora più complicata la comprensione della vettura.
E c’è un dettaglio che nel paddock osservano tutti: mentre Ferrari cerca ancora il bilanciamento perfetto del nuovo pacchetto, Mercedes arriverà in Canada con i primi aggiornamenti importanti.
Tradotto: il tempo per trovare la quadra sta finendo.
Una Ferrari prudente, ma sotto pressione
La sensazione è che a Montreal vedremo una Ferrari meno aggressiva nelle dichiarazioni e più concentrata sull’esecuzione.
Non perché a Maranello manchi fiducia, ma perché la SF-26 sembra ancora una monoposto difficile da interpretare completamente. A tratti velocissima, a tratti fragile. Capace di accendersi in alcuni settori e sparire in altri.
Ed è proprio questo che rende il weekend canadese così importante.
Se gli aggiornamenti di Miami funzionano davvero, il Canada potrebbe rappresentare la ripartenza della stagione Ferrari.
Se invece i problemi dovessero ripresentarsi, allora a Maranello sarà inevitabile iniziare riflessioni più profonde sul progetto.
Perché in Formula 1 il tempo cambia tutto molto in fretta.
E anche le polemiche politiche diventano irrilevanti quando i risultati iniziano a parlare.
