Ci sono circuiti che non hanno bisogno del rombo dei motori per raccontare la loro storia. Basta attraversarne i cancelli, respirare l’aria del Parco di Monza e vedere le tribune riempirsi lentamente per capire che l’Autodromo Nazionale non è soltanto un luogo dove si corre: è un punto d’incontro per chi vive il motorsport come una passione autentica.

L’ACI Racing Weekend del 21 giugno ci ha regalato proprio questo. Non soltanto gare combattute, sorpassi e vittorie, ma una giornata trascorsa inseguendo ogni dettaglio di un evento che rappresenta il meglio del panorama nazionale.

Per noi di Schiavi della Velocità, però, la domenica è iniziata con un obiettivo preciso. Entrare nel paddock. Non era un semplice desiderio di curiosare dietro le quinte. Era la voglia di raccontare il motorsport da vicino, osservare il lavoro delle squadre, respirare l’atmosfera dei box e portare ai nostri lettori immagini, video e storie capaci di andare oltre ciò che si vede dalle tribune.

Eravamo perfettamente consapevoli che l’accesso fosse riservato agli addetti ai lavori, ma una piccola possibilità esiste sempre. Così, insieme al mio amico e compagno di avventure fotografiche Sebastiano Chiarini, ci siamo presentati all’ingresso paddock con la speranza che potesse aprirsi uno spiraglio.

Non è successo. Nessuna eccezione, nessuna possibilità. Solo la consapevolezza che, almeno per questa volta, avremmo raccontato Monza da un’altra prospettiva. E, col senno di poi, forse è stato proprio questo a rendere la giornata ancora più speciale.

Dalle tribune il motorsport ha un fascino diverso

Archiviato il tentativo di accedere al cuore operativo del weekend, ci siamo diretti verso la tribuna centrale. Davanti ai nostri occhi stava per prendere il via Gara 2 della Porsche Carrera Cup Italia, uno dei monomarca più competitivi e spettacolari del panorama europeo.

Il caldo non dava tregua, ma in pista le 911 GT3 Cup hanno trasformato Monza in un palcoscenico fatto di staccate al limite e duelli continui. Andrea Bristot arrivava in Brianza da leader del campionato, ma ciò che ha mostrato durante il weekend è andato ben oltre la semplice leadership in classifica.

Dopo aver conquistato la pole position con il nuovo record della serie e la vittoria del sabato, il pilota di Dinamic Motorsport ha completato un autentico capolavoro dominando anche Gara 2. Una prestazione costruita con autorità e una gestione impeccabile delle ripartenze dopo Safety Car.

La Prima Variante resta uno degli spettacoli più belli di Monza

Terminata la Carrera Cup, abbiamo deciso di cambiare prospettiva. Macchina fotografica in mano, zaini in spalla e direzione Prima Variante esterna. Uno dei punti più iconici dell’intero circuito. Qui ogni staccata diventa una sfida. Ogni sorpasso può trasformarsi in un capolavoro oppure in un errore che compromette un’intera gara.

Ed è proprio qui che abbiamo seguito le ultime gare del FIA Formula Regional European Championship e dell’Italian Formula 4 Championship. Le monoposto arrivavano sul rettilineo principale superando i 250 km/h prima di affrontare una delle frenate più impegnative della stagione. Le fotocamere non smettevano mai di scattare. Ogni passaggio regalava una nuova immagine. Ogni giro raccontava qualcosa di diverso.

La prima gioia italiana nella Formula Regional

Tra i momenti più significativi dell’intera domenica spicca senza dubbio la vittoria di Emanuele Olivieri. Partito dalla pole position, il giovane pilota italiano ha trasformato la pressione del pubblico di casa in energia positiva. La sua è stata una gara tutt’altro che semplice. Le numerose Safety Car hanno impedito ai protagonisti di costruire un ritmo costante, obbligandoli a ripartenze continue e a mantenere la concentrazione per tutta la durata della corsa.

Olivieri, però, non ha mai dato l’impressione di perdere il controllo. Anzi. Ogni ripartenza è sembrata rafforzare ulteriormente la sua leadership. Alle sue spalle il caos non è mancato, con incidenti e contatti.

La vittoria conquistata a Monza rappresenta molto più di un semplice successo personale. Per lui è sicuramente un segnale importante dopo un inizio di stagione complicato e un’iniezione di fiducia in vista dei prossimi appuntamenti del campionato.

La 3 Ore di Monza: una battaglia di strategia

Se la mattina era stata dedicata alle monoposto e alla Porsche Carrera Cup Italia, il pomeriggio aveva un appuntamento che ogni appassionato attendeva con impazienza: la 3 Ore di Monza, secondo round del Campionato Italiano Gran Turismo Endurance.

Dalla Prima Variante abbiamo assistito ai preparativi della partenza, uno di quei momenti che riescono sempre a trasmettere un’emozione particolare. Le GT3 e le GT Cup schierate in griglia, il rombo dei motori che rompe il silenzio e la tensione crescente ricordano perché l’endurance sia una disciplina unica nel panorama del motorsport.

Poco prima del via abbiamo provato un ultimo tentativo. Avevamo già conosciuto in passato alcuni protagonisti del Campionato Italiano Gran Turismo ai quali abbiamo deciso di scrivere: Francesco Guerra e Stephane Tribaudini.

L’obiettivo era semplice: verificare se esistesse una possibilità, anche all’ultimo momento, di accedere al paddock. La risposta, purtroppo, è stata negativa. Non c’erano margini per farci entrare. Fa parte del gioco e lo avevamo messo in conto fin dall’inizio.

C’è però un episodio che vogliamo sottolineare. Stephane, nonostante fosse completamente concentrato sul proprio weekend di gara, ha trovato il tempo per risponderci con la disponibilità e la cordialità che lo contraddistinguono ogni volta che ci incontriamo in autodromo. Un gesto semplice, ma che racconta molto della persona prima ancora che del pilota.

A lui va il nostro più sincero in bocca al lupo per il prossimo grande appuntamento: la 24 Ore di Spa, una delle gare endurance più prestigiose al mondo. Ci auguriamo di poterlo ritrovare presto nel paddock di qualche circuito, magari raccontando insieme il lavoro del suo team attraverso fotografie, video e contenuti esclusivi per Schiavi della Velocità.

Una rimonta da ricordare

Quando il semaforo è diventato verde, la gara ha iniziato immediatamente a raccontare una storia diversa da quella immaginata dopo le qualifiche. Le continue Safety Car hanno trasformato la corsa in una partita a scacchi. Strategia, gestione delle soste e sangue freddo hanno assunto un’importanza pari, se non superiore, alla pura velocità.

In questo scenario è emersa la straordinaria prestazione dell’equipaggio composto da Edoardo Liberati, Mattia Michelotto e Leonardo Zanon, protagonisti di una rimonta che resterà tra le più spettacolari viste negli ultimi anni nel Campionato Italiano Gran Turismo Endurance. Partiti solamente quindicesimi, i tre piloti del team VSR hanno costruito il proprio successo giro dopo giro, sfruttando ogni neutralizzazione senza mai commettere errori.

Determinante il primo stint di Liberati, capace di recuperare numerose posizioni con una guida aggressiva ma sempre estremamente pulita. Successivamente Zanon e Michelotto hanno amministrato il vantaggio con maturità, resistendo alla pressione fino agli ultimi metri.

Sotto la bandiera a scacchi è esplosa la festa Lamborghini. Alle spalle dell’equipaggio VSR hanno infatti concluso Segù, Donno e Pollini, completando una prestigiosa doppietta per la Casa di Sant’Agata Bolognese. A completare il podio è stata la BMW M4 GT3 Evo di Alatalo, Nilsson e Ugran, protagonisti di una gara estremamente regolare.

Dall’Ascari alla Parabolica, inseguendo la luce perfetta

La giornata non poteva concludersi senza un ultimo viaggio tra le tribune del circuito. Dopo una breve sosta in Fan Zone abbiamo raggiunto l’uscita della Variante Ascari, uno dei punti più affascinanti per chi ama la fotografia motorsport. Qui le vetture cambiano direzione con estrema rapidità, offrendo prospettive diverse.

Abbiamo continuato a fotografare fino al tardo pomeriggio, cercando di catturare anche l’atmosfera di una domenica vissuta interamente all’interno dell’Autodromo Nazionale di Monza.

L’ultima tappa è stata la Parabolica esterna. Forse il luogo più simbolico dell’intero circuito. Il sole iniziava lentamente a calare. Le tribune si svuotavano. Il rumore dei motori lasciava spazio al silenzio.

È stato lì che abbiamo salutato Monza. Non con la sensazione di aver concluso una semplice giornata in autodromo, ma con quella di aver aggiunto un altro tassello al progetto che stiamo costruendo.

Il paddock può aspettare

È curioso pensare che il ricordo più forte della giornata non sia legato a una vittoria, a un sorpasso o a una fotografia particolarmente riuscita. Rimane quella porta del paddock rimasta chiusa. Per qualcuno potrebbe sembrare una delusione. Per noi rappresenta una motivazione.

Perché Schiavi della Velocità è nato proprio con questo obiettivo: crescere, migliorare e arrivare sempre più vicino al cuore del motorsport. Ogni articolo pubblicato. Ogni fotografia scattata. Ogni video realizzato. Ogni chilometro percorso per raggiungere un circuito. Sono piccoli passi verso qualcosa di più grande.

Il paddock non era il traguardo della giornata. Era soltanto il prossimo obiettivo. E se c’è una cosa che il motorsport insegna è che, dopo ogni bandiera a scacchi, c’è sempre un’altra partenza.

Noi saremo lì. Con le fotocamere pronte, i taccuini aperti e la stessa passione che ci ha accompagnati lungo ogni curva di Monza. Perché le storie più belle, spesso, iniziano proprio da una porta rimasta chiusa.

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