Foto di RedBull Racing

C’è una differenza sostanziale tra perdere una gara perché gli avversari sono più veloci e ritirarsi perché la propria vettura smette improvvisamente di fare ciò per cui è stata progettata. È proprio questa differenza a spiegare la rabbia di Max Verstappen dopo il Gran Premio di Gran Bretagna.

A Silverstone il quattro volte campione del mondo non ha perso soltanto un possibile podio. Ha perso, probabilmente, un’altra parte della fiducia nella sua Red Bull. E quando un pilota che affronta curve oltre i 250 km/h non può essere certo del comportamento della monoposto, il problema va ben oltre la semplice classifica.

Un weekend nato male e finito peggio

Il ritiro arrivato al 48° giro è stato soltanto l’epilogo di un fine settimana che Verstappen aveva definito complicato già prima della partenza. L’olandese aveva chiesto modifiche sostanziali all’assetto della RB22, arrivando perfino a considerare una partenza dalla pit lane pur di correggere un bilanciamento che, secondo lui, avrebbe reso la gara estremamente difficile. La squadra ha scelto una strada diversa e, come ha sottolineato lo stesso pilota, le criticità emerse nelle qualifiche si sono ripresentate identiche anche in gara.

Nonostante tutto, Verstappen era riuscito a restare nelle posizioni di vertice approfittando anche delle difficoltà incontrate dai rivali. Un risultato che, a suo stesso giudizio, sarebbe stato superiore al reale valore della vettura vista in pista. Con gomme Hard, infatti, la RB22 non sembrava avere il ritmo necessario per difendersi da chi inseguiva. Il terzo posto era più frutto della qualità del pilota che della competitività della monoposto.

Il secondo campanello d’allarme

Poi è arrivato il momento che ha cambiato completamente la domenica di Silverstone. All’ingresso della velocissima curva Stowe, la vettura ha improvvisamente perso il carico aerodinamico posteriore. Il risultato è stato inevitabile: perdita di aderenza, uscita di pista e ritiro. Una dinamica che ha immediatamente ricordato quanto accaduto appena una settimana prima in Austria.

La differenza, però, è soltanto tecnica. Dal punto di vista del pilota, il risultato è identico: un’altra volta la monoposto ha smesso improvvisamente di comportarsi come previsto, lasciandolo senza alcuna possibilità di controllo. È proprio questo l’aspetto che rende comprensibile la frustrazione di Verstappen. Non si tratta di un errore di guida né di una scelta strategica sbagliata, ma di un componente fondamentale che, per la seconda gara consecutiva, ha compromesso la corsa.

Red Bull si assume ogni responsabilità

Dopo la gara è stato Laurent Mekies a confermare ciò che i dati avevano già evidenziato. Il team principal della Red Bull ha ammesso apertamente che il problema è nato dall’ala posteriore della RB22 e che la responsabilità ricade interamente sulla squadra. Secondo le prime analisi, il guasto verificatosi a Silverstone sarebbe differente rispetto a quello emerso al Red Bull Ring. Una distinzione importante per gli ingegneri, ma decisamente meno rassicurante per chi deve guidare.

Anzi, sotto certi aspetti il quadro diventa persino più preoccupante. Se due cedimenti apparentemente diversi producono lo stesso effetto su una componente così delicata, significa che il reparto tecnico dovrà analizzare l’intero progetto senza limitarsi alla semplice sostituzione di un singolo elemento. Mekies ha garantito che Red Bull passerà al setaccio tutta l’area interessata, valutando qualsiasi soluzione possibile per eliminare definitivamente il rischio che episodi simili possano ripetersi.

Non è solo una questione di prestazioni

Nel motorsport moderno si parla spesso di sviluppo aerodinamico, aggiornamenti e ricerca della massima efficienza. Tuttavia esiste un principio che viene prima di qualsiasi guadagno prestazionale: l’affidabilità. Nel caso di Verstappen il problema assume anche una dimensione legata alla sicurezza. La curva Stowe offre una via di fuga relativamente ampia e l’episodio si è concluso senza conseguenze fisiche. Ma il calendario di Formula 1 comprende circuiti dove un’improvvisa perdita di carico aerodinamico potrebbe avere effetti ben più gravi.

È proprio questo il motivo per cui l’olandese ha definito la situazione inaccettabile. Quando un pilota entra in curva deve poter contare sul fatto che la vettura risponderà esattamente come previsto. Se questa certezza viene meno, inevitabilmente viene meno anche la fiducia.

Un momento delicato per Verstappen e Red Bull

Il problema arriva inoltre in una fase particolarmente complessa della stagione. Dal punto di vista del mercato, le possibilità di cambiare aria sembrano ormai essersi ridotte drasticamente. Verstappen sa che il suo futuro, almeno nell’immediato, resta legato a Red Bull. Proprio per questo motivo la squadra di Milton Keynes è chiamata a una risposta rapida e convincente.

Non basta recuperare prestazione rispetto ai rivali: serve soprattutto restituire al proprio pilota la serenità necessaria per affrontare ogni curva senza il dubbio che un componente possa tradirlo da un momento all’altro. Perché il vero danno di Silverstone non è lo zero in classifica. Quello si può recuperare. Molto più difficile sarà ricostruire una fiducia incrinata da due episodi consecutivi che, per natura diversa ma conseguenze identiche, hanno acceso un campanello d’allarme che Red Bull non può più permettersi di ignorare.

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