Foto di Red Bull Racing

La Formula 1 è sempre stata una disciplina capace di reinventarsi. Ogni rivoluzione tecnica ha costretto i piloti a riscrivere le proprie abitudini, trovando nuovi limiti e nuove soluzioni. Ma l’attuale generazione di monoposto sta imponendo qualcosa di diverso: non soltanto un adattamento, bensì un modo di guidare che molti protagonisti del mondiale definiscono apertamente “innaturale”.

Tra chi conosce meglio di chiunque altro queste vetture c’è Max Verstappen. Il quattro volte campione del mondo, pur riconoscendo gli sforzi della FIA e dei team nel migliorare il regolamento durante la stagione, è convinto che il problema di fondo sia ancora lontano dall’essere risolto. E il motivo non riguarda soltanto la prestazione pura.

Una Formula 1 sempre più guidata dall’energia

Negli ultimi anni il pilota non deve più limitarsi a cercare il punto perfetto di frenata o la traiettoria ideale. Oggi una parte fondamentale del giro nasce dalla gestione dell’energia elettrica. L’attuale regolamento attribuisce infatti un peso enorme al sistema ibrido, rendendo decisiva la capacità di utilizzare nel momento giusto la potenza dell’MGU-K. In molti tratti del circuito il cronometro non premia semplicemente chi accelera prima, ma chi riesce a distribuire l’energia disponibile nel modo più efficiente.

È un concetto che modifica profondamente l’approccio alla guida. Azioni che fino a pochi anni fa sarebbero state considerate errori possono trasformarsi nella scelta migliore proprio perché permettono di sfruttare più a lungo la componente elettrica sui rettilinei. Non sorprende quindi che Verstappen abbia ammesso come, nonostante gli interventi regolamentari introdotti dopo Miami, la sensazione al volante sia rimasta sostanzialmente la stessa. “Siamo ancora molto lontani. Anche in Austria non affrontiamo le curve in modo davvero naturale.”

Silverstone ha mostrato il vero volto del regolamento

Il Gran Premio di Gran Bretagna è stato probabilmente l’esempio più evidente di questa filosofia tecnica. Silverstone, con i suoi lunghi curvoni ad alta velocità, ha costretto i team a trovare un compromesso completamente diverso rispetto al passato. Se in altre stagioni la ricerca della massima efficienza aerodinamica portava a scaricare l’ala posteriore, oggi diventa invece fondamentale conservare un livello di carico sufficiente per uscire dalle curve con maggiore velocità.

Il motivo è semplice: mantenere una velocità più elevata permette di ottimizzare l’impiego dell’energia elettrica nel tratto successivo, dove il recupero energetico è limitato. In altre parole, l’obiettivo non è più esclusivamente percorrere la curva nel minor tempo possibile, ma preparare il giro affinché il sistema ibrido possa lavorare nella finestra ideale.

Tecniche di guida che ribaltano i principi tradizionali

Uno degli aspetti più interessanti di questa generazione di monoposto riguarda proprio il modo in cui i piloti devono modificare istintivamente il proprio stile. Durante il weekend di Silverstone, ad esempio, la Ferrari ha lavorato con Lewis Hamilton su un approccio particolare nelle celebri Maggots-Becketts. L’obiettivo non era anticipare il ritorno sul gas, come normalmente si insegna in ogni categoria, bensì ritardarlo leggermente.

Una scelta apparentemente controintuitiva che permette però di estendere il periodo di utilizzo dell’MGU-K lungo il rettilineo successivo, ottenendo un vantaggio complessivo superiore rispetto a quello garantito da un’accelerazione anticipata. Lo stesso principio è stato osservato anche nelle strategie sviluppate da Mercedes per massimizzare il deployment dell’energia elettrica entro i limiti imposti dal regolamento. Soluzioni perfettamente legali, ma che obbligano il pilota a seguire procedure estremamente precise, spesso lontane dall’istinto naturale di guida.

Cambia anche il comportamento della monoposto

L’effetto della gestione energetica non si limita all’accelerazione. Rapporti del cambio più corti, utilizzo molto aggressivo dell’MGU-K nelle curve lente e necessità di recuperare energia modificano continuamente il bilanciamento della vettura. Molti piloti hanno evidenziato come questo renda più difficile utilizzare il posteriore per far ruotare la monoposto in ingresso curva, soprattutto considerando pneumatici meno generosi in termini di aderenza meccanica rispetto al passato.

In situazioni particolari, come la curva 3 del Red Bull Ring, Verstappen e il compagno di squadra Hadjar hanno sperimentato proprio queste difficoltà: una risposta del motore non perfettamente prevedibile rende complicato sia impostare la frenata sia ottenere una rotazione efficace della vettura. Sono dettagli che spesso sfuggono agli spettatori, ma che incidono profondamente sulla fiducia del pilota e sul rendimento complessivo durante un giro.

Il 2027 porterà miglioramenti, ma non una rivoluzione

Le prossime modifiche regolamentari proveranno ad alleggerire parte di queste criticità. Per il 2027 è previsto un alleggerimento del contributo dell’MGU-K in alcune fasi del giro, mentre aumenterà la capacità di recupero energetico e crescerà anche la capacità della batteria, che potrà immagazzinare circa mezzo megajoule aggiuntivo. Interventi pensati per rendere meno esasperata la gestione dell’energia e offrire ai piloti una maggiore libertà nella costruzione del giro.

Tuttavia, nessuno nel paddock si aspetta un ritorno alle Formula 1 di qualche anno fa. La componente elettrica continuerà a rappresentare uno degli elementi centrali dello sviluppo tecnico e, di conseguenza, anche il modo di guidare dovrà continuare a evolversi. Lo stesso Verstappen ne è perfettamente consapevole.

L’olandese ritiene che il prossimo regolamento possa migliorare la situazione, ma sa anche che il compito principale resterà nelle mani dei piloti: imparare ad adattarsi a monoposto sempre più sofisticate, nelle quali velocità e sensibilità non bastano più. Oggi serve anche la capacità di dialogare con sistemi energetici estremamente complessi, trasformando quello che un tempo era puro istinto in una continua ricerca dell’efficienza.

È probabilmente questa la vera sfida della Formula 1 moderna: non guidare soltanto più forte degli altri, ma capire come far lavorare ogni singolo joule di energia nel momento perfetto.

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