Se Spa aveva acceso un campanello d’allarme per i rivali, Interlagos lo ha trasformato in una certezza. BMW non è più una sorpresa del WEC: è una concreta candidata al vertice. La 6 Ore di San Paolo ha raccontato una gara intensa, fatta di strategie, gestione delle gomme, traffico e continui cambi di scenario.
Al termine delle sei ore brasiliane è stata la BMW M Hybrid V8 #15 del Team WRT, affidata a Kevin Magnussen, Raffaele Marciello e Dries Vanthoor, a conquistare la seconda vittoria stagionale dopo il successo ottenuto a Spa-Francorchamps. Un risultato che certifica la crescita della casa bavarese, mentre Ferrari limita i danni con un prezioso secondo posto e Cadillac conferma il proprio potenziale senza però riuscire a concretizzarlo fino in fondo.
La costruzione del successo BMW
Il trionfo della vettura numero 15 non nasce da un singolo episodio, ma da una gara costruita con lucidità fin dalle prime fasi. Magnussen ha sfruttato al meglio il potenziale iniziale della M Hybrid V8, mantenendosi stabilmente nelle posizioni di vertice. Il momento decisivo è però arrivato nello stint centrale, quando Raffaele Marciello ha imposto un ritmo difficile da replicare per gli avversari, permettendo alla BMW di prendere il controllo della corsa.
Da quel momento il compito di Dries Vanthoor è stato soprattutto quello di amministrare il vantaggio. Il pilota belga, non al meglio dal punto di vista fisico, ha gestito con freddezza gli ultimi chilometri, affrontando anche il progressivo abbassamento della visibilità dovuto alla nebbia che ha avvolto Interlagos nelle fasi finali.
Anche la scelta del Team WRT di differenziare le strategie tra le due BMW ufficiali si è rivelata determinante: mentre la #20 cercava una strada alternativa, la #15 ha trovato il perfetto equilibrio trasformando ogni stint in un tassello della vittoria.
Ferrari trasforma una gara difficile in un secondo posto pesantissimo
Sulla carta Interlagos non rappresentava il terreno ideale per la Ferrari 499P. Eppure proprio nelle giornate più complicate emergono le squadre capaci di massimizzare ogni occasione. La #51 di James Calado, Antonio Giovinazzi e Alessandro Pier Guidi ha costruito il proprio podio grazie a una strategia coraggiosa. Nel momento centrale della corsa il muretto Ferrari ha deciso di modificare la sequenza dei pit stop, cercando aria pulita e liberandosi dal traffico che stava rallentando il passo delle Hypercar italiane.
La scelta si è rivelata vincente. Pur attraversando alcuni momenti delicati — tra un contatto nel traffico e un’uscita leggermente lunga dai box causata dalle gomme ancora fredde — l’equipaggio della #51 è riuscito a rimanere in lotta fino alla bandiera a scacchi, terminando a poco più di due secondi dalla BMW vincitrice. Più che il distacco finale, colpisce il modo in cui Ferrari abbia saputo reagire a un contesto tecnico non favorevole. È la dimostrazione di una squadra che continua a raccogliere punti anche quando la prestazione assoluta non è sufficiente per dominare.
Cadillac conferma il potenziale, ma manca ancora qualcosa
Le Cadillac del Team JOTA avevano mostrato un passo eccellente fin dalle qualifiche, occupando la prima fila e candidandosi naturalmente al successo. Anche in gara la velocità non è mancata. Tuttavia, ancora una volta, errori operativi e penalità hanno impedito al costruttore americano di trasformare il potenziale in vittoria. La V-Series.R #12 è riuscita comunque a difendere il terzo gradino del podio, mentre la seconda vettura ha chiuso immediatamente alle sue spalle.
Il bilancio rimane positivo sotto il profilo della competitività, ma nel mondiale endurance la velocità da sola non basta. Ogni minimo dettaglio può compromettere sei ore di lavoro.
Giornata complicata per Alpine e Toyota
Se BMW esce rafforzata e Ferrari sorride, altri protagonisti lasciano il Brasile con molte domande. Alpine aveva provato a rimanere agganciata alla lotta per il podio attraverso strategie aggressive, ma gli episodi di gara hanno completamente compromesso il risultato. Una foratura e soste aggiuntive hanno relegato entrambe le A424 fuori dalla top ten.
Ancora più difficile il weekend di Toyota. Le GR010 Hybrid non sono mai riuscite a inserirsi nella battaglia di testa e hanno vissuto una gara costellata da problemi tecnici e contatti. Per una squadra abituata a dominare il mondiale endurance negli ultimi anni, il risultato di Interlagos rappresenta uno dei passaggi più difficili della stagione.
LMGT3: Corvette conquista il Brasile, Pera torna sul podio
Anche la classe LMGT3 ha regalato uno spettacolo continuo. La Corvette #34 di TF Sport ha sfruttato una strategia differente rispetto agli avversari, riuscendo a costruire un margine sufficiente nell’ultima parte della corsa. Charlie Eastwood ha poi completato il lavoro con una guida impeccabile, resistendo al ritorno della BMW del Team WRT e delle Porsche Manthey.
Alle spalle della Corvette, la BMW #69 ha recuperato terreno fino al secondo posto, mentre il terzo gradino del podio è andato alla Porsche #92 di Manthey EMA, con Riccardo Pera.
Il mondiale cambia equilibrio
La vittoria di Interlagos va oltre il semplice successo di giornata. BMW firma il secondo centro stagionale e dimostra che il trionfo di Spa non era stato un episodio isolato. Ferrari continua invece a confermarsi una delle squadre più complete del campionato, capace di trasformare situazioni complicate in risultati pesanti per la classifica.
Con il campionato ormai entrato nella sua fase centrale, il WEC 2026 sembra aver trovato un nuovo equilibrio. Se nelle ultime stagioni esisteva un riferimento quasi assoluto, oggi il mondiale endurance racconta una storia diversa: quella di una battaglia aperta, nella quale strategia, affidabilità e lucidità valgono quanto la pura velocità. Ed è proprio questo a renderlo uno dei campionati più imprevedibili e affascinanti del panorama internazionale.

