C’è qualcosa di speciale nell’entrare all’Autodromo di Monza la mattina presto. Il rumore dei treni che arrivano alla stazione lascia rapidamente spazio a quello dei motori, mentre il parco inizia a riempirsi di appassionati con una sola aspettativa: vivere una giornata immersi nella storia dell’automobilismo.
Anche per noi di Schiavi della Velocità la domenica del Monza Revival è iniziata così. Zaini, fotocamere, microfoni e batterie cariche. L’obiettivo era semplice: raccontare l’evento dal vivo attraverso foto, video e contenuti social, seguendo ogni momento della giornata direttamente dal circuito.
Il fascino delle vetture storiche non ha tradito le aspettative. A farlo, purtroppo, è stata soprattutto la gestione dell’evento.
La mattinata tra GT e una Corvette che ha rubato la scena
La nostra prima tappa è stata la tribuna centrale, il punto ideale per iniziare a osservare le prime vetture in azione e raccogliere il materiale per il live coverage. Successivamente ci siamo spostati all’interno della Prima Variante, dove abbiamo trascorso gran parte della mattinata seguendo le diverse sessioni in programma.
Tra tutte le vetture viste in pista, una ha inevitabilmente catturato l’attenzione del pubblico: la Corvette DPI (Daytona Prototype International), uno dei prototipi protagonisti dell’IMSA americana fino a qualche anno fa. Un pezzo rarissimo da vedere in Europa.
Accanto a lei hanno girato diversi prototipi LMP2 e numerose GT. Proprio quella Corvette, però, sarebbe poi sparita dal programma pomeridiano. L’impressione, è che un problema alla trasmissione ne abbia interrotto anticipatamente il weekend.
Dalla Fanzone all’Ascari
Dopo una breve pausa pranzo nella Fanzone abbiamo cambiato completamente prospettiva.
La destinazione è stata la tribuna dell’Ingresso Ascari, dove abbiamo seguito Gara 2 delle vetture Can-Am, autentici mostri di potenza che ancora oggi riescono a lasciare senza fiato. Tra i modelli più affascinanti presenti spiccavano una McLaren e una Lola.
È in questo genere di situazioni che il Monza Revival ha mostrato tutto il suo valore, riportando in pista automobili che difficilmente si possono vedere dal vivo e permettere agli appassionati di ascoltare suoni appartenenti a epoche completamente diverse. Seppur per poco tempo.
Le Formula 1 storiche e una gara che non è mai davvero decollata
Nel pomeriggio ci siamo spostati verso la Parabolica, prima nella parte interna e successivamente all’esterno della curva, per seguire uno degli appuntamenti più attesi dell’intero weekend: Gara 2 delle Formula 1 storiche fino al 1985.
Era probabilmente la gara simbolo del Revival. Purtroppo è stata anche quella che ha evidenziato maggiormente le difficoltà organizzative. Tra interruzioni, neutralizzazioni e lunghi tempi morti, la corsa ha perso continuamente ritmo fino ad arrivare alla conclusione sotto bandiera rossa per un incidente alla Prima Variante.
Il problema, però, non è stata soltanto l’interruzione in sé. Il pubblico non ha praticamente ricevuto comunicazioni.
Nessun annuncio chiaro. Nessuna spiegazione su quanto stesse accadendo. A un certo punto, senza alcun preavviso, ci siamo semplicemente ritrovati in pista la categoria successiva, composta dagli stessi prototipi e GT della mattina, questa volta senza la Corvette protagonista delle prime ore.
Per chi era presente sugli spalti risultava difficile capire se una gara fosse terminata, sospesa o semplicemente rinviata. E ciò, per un evento di questo livello, rappresenta probabilmente l’aspetto più deludente.
Il vero problema è stata la mancanza di informazioni
Per tutta la giornata abbiamo cercato di pubblicare aggiornamenti, registrare video, scattare fotografie e raccontare quello che stava succedendo sui nostri canali social. Ma il lavoro è diventato sorprendentemente complicato.
Il programma cambiava continuamente, molte sessioni subivano ritardi e, soprattutto, mancavano informazioni precise che permettessero di capire cosa stesse realmente succedendo.
Questo ha reso quasi impossibile realizzare un live coverage accurato. Non soltanto per noi che eravamo lì a raccontarlo, ma anche per gli spettatori presenti lungo il circuito.
Il dato che sintetizza meglio la giornata è forse il più semplice. Siamo rimasti all’Autodromo per circa cinque ore. Le vetture hanno girato complessivamente per circa un’ora e mezza.
Il resto del tempo è trascorso tra attese, interruzioni e incertezza.
Un evento che merita di crescere
Sarebbe ingiusto ridurre il Monza Revival esclusivamente ai suoi problemi organizzativi.
Perché il fascino dell’evento esiste eccome. Vedere da vicino prototipi, Formula 1 storiche, GT leggendarie e vetture Can-Am rappresenta un’esperienza che ogni appassionato dovrebbe vivere almeno una volta.
Il materiale tecnico e storico presente nel paddock era assolutamente di livello e il potenziale della manifestazione evidente. Proprio per questo, però, è lecito aspettarsi qualcosa di più.
Una gestione del programma più rigorosa, comunicazioni tempestive verso il pubblico e una migliore organizzazione delle pause trasformerebbero il Monza Revival in un appuntamento davvero imperdibile del panorama italiano. Seppur quest’anno sia stato annunciato solo in seguito all’annullamento presso il circuito di Silverstone.
La passione c’è. Le vetture anche. Ora serve una gestione all’altezza dello spettacolo che queste auto meritano.

