Foto di IndyCar.

Dal 2028 debutteranno le nuove monoposto targate Dallara; la più famosa serie americana si prepara a un nuovo capitolo della sua lunghissima storia. In giornata, di fatto, sono stati annunciati i render e le specifiche delle IR-28, nel segno della continuità progettuale e della sicurezza, presentate come la naturale evoluzione delle attuali IR-18.

Le IR-18: il progetto che ha cambiato l’IndyCar

Sino al 2027 in Indy correranno le attuali monoposto, introdotte nel 2018 dalla casa di Varano de’ Melegari, fortemente volute dall’organizzazione per livellare le differenze tra i team e accentuare le prestazioni del singolo pilota, utilizzando dunque un unico chassis per tutte le macchine in pista.

Come riportato direttamente dal sito della NTT IndyCar Series, il focus di queste vetture è la creazione di downforce. Per i vari team sono infatti disponibili più versioni dell’ala posteriore, dell’ala anteriore e del diffusore, utilizzabili a seconda del tracciato su cui si correrà nel weekend.

È bene ricordare che in questa serie si corre su piste con layout profondamente diversi ed è necessario, per i vari competitor, adattare il setup della macchina non solo alle esigenze personali del pilota, quanto a quelle del tracciato. Ovali, superspeedway (come Daytona, con grande banking) e tracciati stradali richiedono specifiche componenti aerodinamiche, ed è qui che Dallara viene incontro ai competitor fornendo versioni modificate delle stesse.

Per esempio, a Daytona o Talladega vengono montati air restrictor e motori depotenziati a 500 CV per garantire la sicurezza dei piloti, evitando i numerosi incidenti accaduti soprattutto nel secolo scorso, mentre i circuiti cittadini demandano un pacchetto aerodinamico che offre grande stabilità, downforce e grip; nei piccoli ovali si cerca invece di limitare l’effetto turbolenza, o “aria sporca”, provocato dalla compattezza di una folta griglia: ben 33 macchine alla partenza della Indy 500.

Sicurezza e tecnica: il DNA dell’IndyCar

Proprio la sicurezza rappresenta uno dei punti cardine del mondo Indy: se in Formula 1 troviamo il dispositivo Halo, dall’altra parte dell’oceano adottano una soluzione nata però tra le Alpi austriache. Dalle penne di Red Bull Advanced Technologies nasce infatti l’Aeroscreen, che i fan più accaniti ricorderanno in pista nel 2016 a Silverstone in Formula 1: una struttura leggerissima in carbonio dotata di uno schermo protettivo trasparente, obbligatorio per tutte le squadre e su tutte le piste.

Ma se le vetture sono uguali per tutti, le loro anime no. Alcuni team infatti adottano il motore Chevrolet, mentre altri optano per la motorizzazione Honda. Entrambe le case forniscono un V6 biturbo da 2,2 litri, ibrido e capace di oltre 700 CV; oltretutto ogni squadra può decidere come arrangiare il setup della propria macchina.

Le IR-18 sono leggerissime, appena 810 kg, presentano il pulsante Push to Pass, già adottato in Formula 4 o Super Formula, il quale garantisce un boost di potenza immediato per 200 secondi al pilota. Sempre sul volante e a disposizione del pilota troviamo il Weight Jacker, una modalità capace di mutare il bilanciamento della macchina a gara in corso, modificando il carico in diagonale tra le ruote: valori positivi rendono la macchina molto scorrevole e più propensa al sovrasterzo, valori negativi producono l’effetto opposto.

Insomma, le IR-18, oltre ad avere un look molto aggressivo, sono capolavori motoristici estremamente complessi e rappresentano il fiore all’occhiello della collaborazione tra il management IndyCar e Dallara.

IR-28: l’evoluzione naturale

Allo stesso modo le IR-28 rappresentano il capitolo successivo, una rivoluzione silenziosa ma potente nel mondo delle corse a stelle e strisce. Lo capiamo dalle parole di Alex Palou, campione in carica, e Graham Rahal, che definiscono le nuove vetture lo step successivo e naturale delle IR-18. Alexander Rossi ne elogia la sicurezza e la modernità, mentre Felix Rosenqvist punta sul fattore “wow”: queste nuove vetture sembrano soddisfare tutti all’interno del paddock.

Quasi 50 kg in meno, un look molto aggressivo per fendere l’aria degli ovali più veloci, così come i nuovi dispositivi aerodinamici sul fondo; nuovo display per offrire informazioni in tempo reale al pilota; un motore rinnovato fino alla potenza di 760 cavalli, capace di raggiungere i 12.000 giri/minuto e alimentato con carburante rinnovabile E85, accompagnato da un sistema ibrido completamente nuovo, più leggero e 14 volte più potente del suo predecessore.

Si rinnova nuovamente anche l’Aeroscreen, più leggero e ora perfettamente integrato nel design per garantire un flusso d’aria continuo e pulitissimo, così come le sospensioni, con un sistema di controllo dell’asse perfezionato al millimetro.

Anche in questo caso Dallara sembra essersi superata senza snaturare la vettura e ciò che l’ha resa una delle più veloci del pianeta. La palla passa adesso alla stagione 2028 e alla IR-28: sarà capace di regalarci emozioni e battaglie epiche? Di dare filo da torcere alla Formula 1?

Un campionato che merita di essere scoperto

Molti, infatti, sono i piloti che sono passati da una serie all’altra: Fernando Alonso, Romain Grosjean e altri, tutti attratti da un campionato che, seppur molti considerino indietro rispetto alla Formula 1, rimane uno dei più spettacolari e competitivi.

Per noi di Schiavi della Velocità rimane una delle declinazioni possibili dello sport che amiamo, della velocità che siamo qui per raccontarvi in tutte le sue forme. Vi consigliamo di guardare due o tre gare di IndyCar: difficilmente ne rimarrete insoddisfatti.

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