C’è una differenza sostanziale tra far nascere una vettura e prepararsi a farla correre per 24 ore. McLaren è entrata proprio nella seconda fase.
La MCL-HY, il prototipo LMDh con cui il marchio britannico debutterà nel FIA WEC nel 2027, ha completato un test di durata superiore alle 30 ore sul circuito di Aragón. Un passaggio fondamentale nello sviluppo di una vettura che, dopo le prime uscite a Varano, Imola e Magny-Cours, sta iniziando a misurarsi con la resistenza nel tempo.
La strada, però, è ancora lunga. Ed è proprio per questo che a Woking non sembrano avere alcuna intenzione di accelerare il programma.
Una vera simulazione di gara
Il test spagnolo non è stato una semplice maratona di giri. McLaren ha affrontato le 30 ore come una vera gara, con soste tecniche, controlli e ripartenze. L’obiettivo era mettere sotto pressione la vettura, i componenti e soprattutto l’intera struttura operativa.
Al volante si sono alternati Mikkel Jensen, Laurens Vanthoor, Ben Hanley, Grégoire Saucy e Richard Verschoor. Un gruppo che ha permesso al team di raccogliere dati in condizioni prolungate, verificando il comportamento della MCL-HY quando i problemi non possono più essere nascosti dalla brevità di una normale sessione di test.
Il risultato più importante non è stato il cronometro. È stato arrivare alla fine. Per un programma che ha appena iniziato il proprio percorso, completare una prova di oltre 30 ore senza dover interrompere il lavoro per problemi significativi rappresenta un segnale incoraggiante. Non una garanzia di competitività, naturalmente, ma una base concreta su cui costruire.
Non solo una macchina: McLaren sta costruendo una squadra
Il progetto LMDh di McLaren coinvolge quasi cento persone tra pista e operazioni interne. United Autosports gestisce la vettura, mentre nel programma confluiscono anche competenze provenienti da Formula 1 e Formula E.
Ed è qui che si trova uno degli aspetti più interessanti. Un programma endurance non è soltanto un insieme di tecnici, piloti e componenti. È un sistema complesso che deve funzionare per ore, spesso attraverso problemi imprevedibili e situazioni che non esistono nelle corse sprint.
Rifornimenti, procedure, comunicazioni, gestione dei componenti e reazione ai guasti: tutto deve diventare naturale. Per questo McLaren sta usando i test anche per far crescere il gruppo.
La MCL-HY, costruita attorno al telaio Dallara e spinta dal V6 biturbo ATM-AutoTecnica Motori, deve ancora completare il proprio percorso verso l’omologazione. Dal punto di vista esterno non dovrebbero esserci rivoluzioni, mentre sono previsti interventi più mirati su raffreddamento, prese d’aria e componenti specifici.
Il lavoro si sposta anche su gomme, simulatore e BOP
Gli ultimi tre giorni di test a Silverstone hanno permesso alla squadra di approfondire il comportamento della vettura su più fronti: bilanciamento della frenata, aerodinamica, sistemi, comandi e prestazione pura.
Parallelamente prosegue il lavoro al simulatore Dynisma del McLaren Technology Centre, con Jensen impegnato nella raccolta di dati da confrontare con quanto accade realmente in pista. La correlazione tra simulatore e vettura reale sarà una delle chiavi dello sviluppo. Più i dati virtuali saranno affidabili, più McLaren potrà arrivare in pista con una base precisa, riducendo il tempo necessario per trovare l’assetto ideale.
C’è poi la variabile del Balance of Performance. Una LMDh non viene sviluppata in un vuoto tecnico: peso, potenza e parametri regolamentari possono influenzare profondamente il rendimento finale. Capire come la vettura reagisce nelle diverse condizioni sarà quindi fondamentale, così come conoscere il comportamento delle nuove gomme Michelin durante uno stint.
McLaren non ha fretta nemmeno sui piloti
Al momento sono ufficialmente coinvolti Laurens Vanthoor e Mikkel Jensen, mentre il mercato dovrebbe presto completare il quadro dei due equipaggi. Anche in questo caso, però, la filosofia sembra chiara: nessuna decisione affrettata.
McLaren vuole valutare attentamente la composizione delle proprie formazioni, compresa la possibilità di utilizzare soltanto due piloti nelle gare da sei ore. Una scelta che può offrire vantaggi organizzativi e ridurre la complessità degli equipaggi, ma che dovrà essere valutata nel contesto di un campionato completamente nuovo per il programma.
Il messaggio di James Barclay è semplice: McLaren è soddisfatta, ma non è ancora il momento di fare previsioni. La MCL-HY ha superato una delle sue prime prove più importanti. Ha dimostrato di poter girare a lungo e di offrire una base di lavoro positiva. Ma tra un test di 30 ore e una gara del WEC c’è ancora un oceano di dettagli da attraversare.
Il 2027 è ancora lontano, ma il progetto McLaren sta già prendendo forma. E forse il dato più importante è proprio questo: dopo mesi di sviluppo, la squadra non sta più cercando di capire se la strada sia quella giusta. Ora sta iniziando a percorrerla davvero.

