Ci sono circuiti che raccontano una storia, e Monza la racconta da sempre allo stesso modo. Chi vuole vincere qui deve prima imparare a rinunciare. Rinunciare al carico aerodinamico, alla sicurezza dei curvoni veloci, a tutto ciò che rende una McLaren dominante altrove, per inseguire un solo obiettivo: la velocità pura nei rettilinei più lunghi del calendario. È in questo scenario che la McLaren si presenta al Gran Premio d’Italia con un’arma nuova, testata in silenzio a luglio e ora pronta al debutto ufficiale: la H-Wing.
Cosa cambia sulla MCL40
Dopo le prove libere del Gran Premio d’Ungheria, dove il componente era comparso senza troppi clamori, la H-Wing farà il suo esordio in configurazione da gara sul tracciato brianzolo. Non arriva da sola: accanto a lei debutta anche una nuova ala posteriore a basso carico, pensata specificamente per ridurre la resistenza aerodinamica nei tratti a piena velocità. Il pacchetto completo, che comprenderà ulteriori piccole soluzioni di efficienza, verrà messo alla prova nelle libere del venerdì, prima che il team decida la configurazione definitiva da portare in qualifica.
A confermarlo è stato Neil Houldey, direttore tecnico dell’Applied Engineering McLaren, che ha parlato di un weekend costruito attorno a scelte precise: una nuova ala posteriore a bassa resistenza e il primo impiego in pista della H-Wing, affiancati da opzioni aerodinamiche minori ancora da validare prima del taglio finale.
Un nome, una storia: dall’F-duct al 2026
C’è un dettaglio che merita più di una riga di curiosità. Il nome H-Wing non è casuale, ma affonda le radici in una tradizione tutta McLaren. Era il 2010 quando il team di Woking rivoluzionò il paddock con l’F-duct, un sistema che prendeva il nome dalla lettera “F” dello sponsor Vodafone, posizionata proprio accanto alla presa d’aria che lo caratterizzava. Sedici anni dopo, la stessa logica di battesimo torna in auge: questa volta la lettera è la “H” di Etihad Airways, stampata sull’ala posteriore che ospita la nuova soluzione. Un piccolo gioco di marketing tecnico che racconta però qualcosa di più profondo: la capacità della squadra di innovare restando fedele al proprio DNA ingegneristico.
Monza, il banco di prova più scomodo della stagione
Se Ungheria e Zandvoort hanno mostrato una McLaren capace di dominare su tracciati misti e tecnici, Monza chiede tutt’altro. Qui il compromesso aerodinamico è tra i più estremi dell’intero campionato: bisogna tagliare la resistenza per non perdere terreno nei lunghi rettilinei, senza però sacrificare la stabilità nelle frenate violente della prima e della seconda chicane, né il comportamento della vettura negli ingressi lenti che seguono. È un equilibrio delicato, dove ogni decimo di carico tolto può trasformarsi in un vantaggio in rettilineo ma in un problema in frenata.
Cosa significa per Norris e Piastri
Per Lando Norris e Oscar Piastri, il weekend di Monza non è solo una tappa del calendario: è una verifica di maturità del progetto MCL40, dopo gli evidenti progressi mostrati nelle ultime gare. Il team stesso non si aspetta di replicare i valori visti in Ungheria e a Zandvoort, ma proprio per questo il pacchetto a basso carico diventa un indicatore prezioso: dirà quanto la vettura sia diventata competitiva anche su circuiti dalle caratteristiche molto differenti.
Una riflessione finale
La storia della Formula 1 è piena di squadre che hanno vinto ovunque tranne che a Monza, tradite proprio da quel compromesso impossibile tra carico ed efficienza. La H-Wing non è soltanto un pezzo di carbonio con un nome ad effetto: è la prova che McLaren ha deciso di affrontare questo enigma con metodo, invece che con l’improvvisazione. I riscontri del venerdì diranno se il Tempio della Velocità confermerà i progressi mostrati nelle ultime gare, o se resterà l’ennesimo terreno dove ogni certezza va rimessa in discussione.

