Per decenni, a Monza, la Ferrari ha vissuto di un solo verbo: spingere. Il tempio della velocità imponeva un solo comandamento, quello del motore capace di scagliare le rosse davanti a tutti sul dritto più lungo del calendario, magari monopolizzando la prima fila per illudere un popolo che poi, quasi sempre, tornava a casa deluso. Era un’altra epoca, un’altra Formula 1, un’altra Ferrari.

Il venerdì di libere del GP d’Italia 2026 racconta una storia diversa. Charles Leclerc ha chiuso la giornata a soli 120 millesimi dalla Mercedes di George Russell, non grazie a un propulsore prepotente, ma nonostante un gap di potenza che il nuovo motore ADUO2 non ha ancora colmato con il 6 cilindri di Brixworth.

Il nuovo ADUO2: un passo avanti, non la rivoluzione

Il debutto del propulsore aggiornato porterebbe, secondo le stime, una quindicina di cavalli in più, complice anche la nuova miscela sviluppata da Shell. Un progresso reale, ma non sufficiente a colmare il divario con la power unit Mercedes. A Maranello lo sanno bene, e per questo la strategia per Monza è cambiata radicalmente: non più affidarsi al “motorone”, ma costruire la prestazione attraverso telaio e aerodinamica, gli stessi ingredienti che hanno permesso alla SF-26 di sorprendere a Barcellona e Silverstone, due piste che sulla carta erano tutt’altro che favorevoli al Cavallino.

Una lettura tecnica che ribalta le abitudini

Il dato più interessante emerso dalle prove libere riguarda proprio la natura di questo nuovo regolamento tecnico di Formula 1, che ha trasformato Monza in un circuito diverso da come lo si ricordava. Con l’attuale generazione di power unit, l’energia elettrica recuperabile sul tracciato brianzolo è limitata, e questo costringe le squadre a gestire l’ibrido in modo chirurgico lungo i rettilinei più lunghi.

Non è un caso che Lewis Hamilton e George Russell abbiano toccato praticamente la stessa velocità massima, rispettivamente 331,4 e 331,1 km/h. La telemetria racconta di una SF-26 che eccelle nella Prima Variante e alla Roggia, che tiene bene a Lesmo, ma che soffre nei primi tre rettilinei, proprio dove la Mercedes scarica la sua energia. La situazione si ribalta dalla Variante Ascari fino alla Parabolica, dove è la rossa a trovare la carica per attaccare.

Vasseur e la partita a scacchi della vigilia

Fred Vasseur, come sempre, ha scelto la cautela nelle dichiarazioni: “Da una sessione all’altra usiamo tutti dei livelli di carburante diversi, mappature diverse e la situazione è molto difficile da leggere, anche per noi. Dobbiamo solo restare concentrati su noi stessi e cercare di ottenere il massimo.” Parole che lasciano intravedere il sospetto, neanche troppo velato, che qualche squadra rivale possa aver giocato con i carichi di benzina per nascondere il reale potenziale. Ma in casa Ferrari la sensazione è chiara: il potenziale per competere c’è, ed è confermato anche dalla scelta di Kimi Antonelli di montare il quinto motore stagionale, sacrificando la qualifica di Monza per pianificare il resto della stagione.

Leclerc e Hamilton, due approcci diversi verso lo stesso obiettivo

Se Leclerc sembra aver trovato più rapidamente la quadra con la vettura, Hamilton è ancora alla ricerca del bilanciamento ideale sulla SF-26, pur avvertendo sensazioni positive. Le modifiche tecniche portate a Monza raccontano un lavoro di cesello: il flap tagliato del sistema FTM riduce il carico al retrotreno ma libera cavalli imbrigliati dallo scarico soffiato, mentre l’ala posteriore, la cosiddetta “Macarena”, non è la versione iper-scarica intravista per un istante a Spa, ma mantiene le micro-appendici già viste in Olanda, pensate per dare sicurezza ai piloti nelle staccate più violente.

Una Ferrari che gioca d’anticipo, ma senza reti di sicurezza

Per una volta, la Scuderia di Maranello non ha previsto giochi di squadra né strategie di scia reciproca: l’obiettivo dichiarato è quello di qualificarsi davanti, entrambe le rosse, per poter giocare la partita in due contro uno nei confronti della Mercedes. Una scelta che racconta ambizione, ma anche consapevolezza dei rischi.

Perché se le premesse tecniche di Monza sembrano finalmente favorevoli al Cavallino, resta da vedere se la squadra saprà trasformarle in punti concreti. La storia recente della Ferrari, tra errori strategici e occasioni sprecate, insegna che il vero banco di prova non sarà il venerdì, ma la capacità di eseguire alla perfezione quando conterà davvero. E quello, va detto, non è sempre stato il lato più solido del Cavallino.

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