Ci sono storie che il destino ama raccontare due volte, come se una sola occasione non bastasse a rendere giustizia a un pilota. Quella di Pierre Gasly a Monza è una di queste. Ventiquattr’ore prima di scrivere una delle pagine più belle della sua carriera, il francese dell’Alpine aveva incassato una doccia gelata: il verdetto del tribunale d’appello FIA gli aveva tolto il terzo posto conquistato a Monaco, una gara a cui teneva in modo particolare. Poi, come spesso accade nello sport quando meno te lo aspetti, tutto è cambiato in un pomeriggio.
Sabato Gasly si è presentato in pista con l’obiettivo, dichiarato lui stesso, di provare a strappare un posto in Q3. È uscito dalla sessione di qualifiche con la prima pole position della sua carriera in Formula 1, conquistata proprio sull’asfalto di Monza, la stessa pista dove nel 2020 firmò la vittoria più clamorosa e inaspettata della sua vita.
La qualifica che ha ribaltato i pronostici
Il segnale che qualcosa di speciale stesse per accadere è arrivato già in Q1, quando l’Alpine ha sorpreso tutti con il miglior tempo assoluto. Un lampo che in molti hanno letto come un episodio isolato, magari legato a un giro fortunato con gomme fresche. Ma la conferma è arrivata anche in Q2, con Gasly quarto a poco meno di due decimi dal leader Kimi Antonelli: non più un caso, ma un trend.
È nell’ultimo tentativo del Q3, però, che si è consumato il vero capolavoro tattico. Il muretto Alpine, invece di giocare in difesa con due monoposto già qualificate per il time attack finale, ha scelto il rischio massimo: uscire dai box per ultimi, mandando Gasly e Franco Colapinto a tagliare il traguardo con appena sei secondi di margine dalla bandiera a scacchi. Una mossa che poteva trasformarsi in un disastro se qualcosa fosse andato storto nel giro di lancio, ma che ha invece regalato al francese una scia perfetta, offerta involontariamente dalla Ferrari di Lewis Hamilton. Sessanta millesimi: è questo il margine con cui Gasly ha beffato George Russell, in una qualifica dove ogni dettaglio ha fatto la differenza tra la gloria e l’anonimato.
Perché la A526 vola (solo) a Monza
Dietro il risultato non c’è solo bravura del pilota, ma anche una lettura intelligente delle caratteristiche della vettura. La Alpine A526, monoposto che nel corso della stagione ha spesso faticato a trovare il giusto carico aerodinamico, si trasforma proprio nei tracciati a bassa deportanza come il “tempio della velocità” lombardo. Un limite tecnico che altrove pesa come una zavorra, qui diventa un’arma. Non a caso, nelle sessioni precedenti Gasly non aveva mai lasciato presagire nulla di simile: quattordicesimo in FP2 (ha saltato la prima sessione per cedere la vettura a Paul Aron), nono in FP3. Poi, nel giro di poche ore, la sensazione giusta al momento giusto.
Cosa significa per la gara di domani
La domanda che aleggia nel paddock è una sola: quanto potrà reggere questa competitività sulla distanza dei 53 giri? I long run di venerdì raccontano una realtà diversa da quella della qualifica, e difficilmente l’Alpine potrà davvero giocarsi la vittoria contro i top team. Anche il podio, secondo gli addetti ai lavori, richiederà probabilmente un episodio esterno — una safety car, una strategia anomala, un imprevisto altrui. Lo stesso Gasly non si nasconde dietro facili entusiasmi: sa che gestire l’energia, la scia e le strategie di gomme a Monza dalla pole è un esercizio complesso, ma sa anche cosa significa condurre un gruppo su questo circuito senza nessuno davanti, avendolo già vissuto sei anni fa.
La chiusura di un cerchio, non ancora la fine della storia
Nel 2020 Gasly vinse a Monza in un autodromo silenzioso, svuotato dalle restrizioni Covid, senza il calore di un pubblico che avrebbe reso quel trionfo indimenticabile anche nei suoni e nelle immagini. Sabato, in italiano, tra le urla dei tifosi che lo hanno accolto come un beniamino d’adozione (Gasly vive a Milano da anni), il pilota francese ha potuto finalmente vivere l’emozione che gli era stata negata. Non è ancora una vittoria, ma è già una rivincita: della carriera, del destino, e di un weekend che sembrava iniziato nel peggiore dei modi.

